The myth of Ulysses ('s meeting with Dante)

Ulisse e DiomedeL'incontro con Ulisse
Ma quando viene a sapere che tra i dannati vi è pure Ulisse (in compagnia dell'amico Diomede), l'atteggiamento di Dante cambia completamente. Al pari degli altri dannati, Ulisse viene presentato come un uomo chiuso in se stesso, anche se in quel momento è desideroso di parlare coi due inaspettati ospiti (Dante e Virgilio). Di fronte alla grandezza d'un personaggio del genere, osannato da tutta la letteratura greca e latina, Dante si sente piccolo e avverte di dover fare molta attenzione a misurarsi con lui. Anzi, temendo troppo il confronto con un personaggio del genere, il poeta non s'arrischia neppure d'interrogarlo e lascia che al suo posto lo faccia Virgilio. Siccome ha deciso di metterlo all'Inferno, deve poter dimostrare questa sua scelta in maniera "oggettiva" o, se vogliamo, "etica", senza indulgere troppo nell'artificio letterario e senza lasciarsi dominare dalla passione politica.

 I motivi della condanna: Ulisse viene condannato per motivi sia politici che morali: perché, insieme a Diomede, con l'inganno convinse Achille a guerreggiare contro i troiani, inducendolo ad abbandonare la sposa Deidamia, che morì di crepacuore; perché escogitò l'inganno del cavallo per conquistare Troia (Dante accetta la leggenda di Virgilio secondo cui i romani sono discendenti di Enea profugo di Troia); perché Ulisse e Diomede rubarono alla città sconfitta il Palladio (statua di Atena), mostrando così il loro disprezzo per le cose sacre; perché rinunciò all'affetto paterno per il figlio, alla pietà filiale per il padre, all'amore doveroso per la moglie, semplicemente per inseguire sogni di avventura, al fine di "divenir del mondo esperto / e de li vizi umani e del valore"(XXVI, 97-99); perché convinse i suoi compagni marinai a tentare una folle impresa, che mai nessuno aveva rischiato: quella di costeggiare l'Africa sino alla punta estrema.
In tal senso la condanna sfiora l'accusa di empietà, cioè di ateismo, in quanto il limite delle colonne d'Ercole (presso lo stretto di Gibilterra) era stato posto dagli stessi dèi (sulle colonne, secondo i latini, era scritto: “Non plus ultra”). Ma perché, se i motivi sono così espliciti e ben delineati, Dante non ha neppure il coraggio di parlare con Ulisse? Per quale motivo si è sentito indotto a inventare l'escamotage secondo cui Ulisse, essendo un grande eroe greco, non si sarebbe abbassato a parlare con un poeta che scriveva in volgare fiorentino?Ulisse viene messo all'Inferno per delle colpe che costituirono tra gli intellettuali, i politici, i militari... dell'antichità un motivo di vanto o comunque una necessità del tutto scusabile, specie se in condizioni di guerra o di pericolo; per delle colpe che forse avrebbero dovuto essere controbilanciate dai suoi meriti personali (Ulisse in fondo era simbolo del coraggio, della ragione, dell'astuzia, della ricerca, della curiosità, della esplorazione...); per delle colpe che per un eroe "pagano" erano tali sino a un certo punto e forse per le quali avrebbe meritato il Purgatorio.

Non a caso nel Paradiso Dante formula un'angosciosa domanda a proposito dell’uomo nato al di fuori dei confini del cristianesimo ("Un uom nasce a la riva / de l’Indo, e quivi non è chi ragioni / di Cristo né chi legga né chi scriva; / e tutti suoi volere e atti buoni / sono, quanto ragione umana vede" - XIX 70-4), una domanda che dimostra un’apertura tutt’altro che convenzionale verso i non cristiani, un’apertura fondata sulla ragione, non sul dogma: "ov’è questa giustizia che ‘l condanna? / ov’è la colpa sua, se ei non crede?" (XIX 77-8). (1)Il fascino del condannatoProprio in questa cantica vi è una delle terzine più famose di tutto l'Inferno e forse di tutta la Commedia. Sono parole ("orazion picciola") che Dante fa dire a Ulisse quando questi voleva convincere i suoi compagni ad avventurarsi verso l'oceano: "Considerate la vostra semenza: / fatti non foste a viver come bruti, / ma per seguir virtute e canoscenza"(XXVI, 118-120). E' grande qui Dante quando porta il lettore a chiedersi come definire un uomo che proprio mentre afferma tali grandi parole, nega la vera virtù e la conoscenza utile a vivere un'esistenza davvero umana?Dante sa bene d'aver subito in gioventù il fascino della personalità dell'eroe omerico, esattamente come tutti gli intellettuali che l'avevano preceduto, da Orazio a Seneca, a Cicerone, che avevano sottolineato di Ulisse il patrimonio di conoscenze e di saggezza conquistato nel suo avventuroso viaggio e ne avevano fatto il simbolo della virtù (humanitas) intesa come profondo ed insaziabile desiderio dell'uomo della conoscenza, anche se per questo egli deve ritardare il nostos, cioè il ritorno in patria.Orazio definisce Ulisse “modello di virtù e di sapienza” (“conobbe i costumi degli uomini... e soffrì molte asperità nel vasto mare”, Epistole). Seneca accosta Ulisse ed Ercole celebrandoli come uomini “vincitori di ogni genere di paure”(Costanza del sapiente). Soprattutto Cicerone, commentando l'episodio dell'incontro di Ulisse con le Sirene dice dell'eroe: “le Sirene gli promettono la conoscenza: non deve quindi meravigliare se ad Ulisse, questa apparisse più cara della patria, tanto era desideroso di conoscenza” (Sul sommo bene e sul sommo mal).Il motivo di fondo per cui Dante mette Ulisse all'Inferno non è semplicemente per il suo ateismo o per il fatto che avesse una concezione del tutto formale della religiosità, ma per il fatto che nel proprio ateismo egli non tenesse in alcuna considerazione gli umani sentimenti.Non dobbiamo dimenticare che Dante, pur non essendo un cattolico integralista, non era neppure un laico come Marsilio da Padova (1275 - 1343), suo conterraneo. Egli è consapevole di non poter condannare all'Inferno un uomo che tentò di attraversare lo stretto di Gibilterra, ma il dovere "religioso" gli impone di doverlo fare, in quanto l'Ulisse ateo mandò a morte i suoi compagni. E così per le altre colpe.Peraltro, il fatto che qui Dante rispetti tutte le consegne di Virgilio è la dimostrazione ch'egli aveva nei confronti della tradizione un atteggiamento più ossequioso di quello di Ulisse.La fine del condannatoDante, che pur non ha chiesto nulla all'eroe greco, gli fa raccontare un viaggio che neppure i redattori dell'Odissea ebbero mai il coraggio di narrare, e che influenzerà buona parte della letteratura a lui successiva. Egli infatti fa premettere a Ulisse due cose che tutto fanno pensare meno che all'idea di dover condannare all'Inferno un navigatore così coraggioso ancorché ateo: l'"orazion picciola", di cui s'è detto, e la constatazione del limite fisico dei marinai, i quali, a conti fatti, non riuscirono nell'impresa, secondo l'opinione di Ulisse, soltanto perché "già vecchi e tardi (nei movimenti)"(v. 106). Anche se qui Dante si serve di questa dichiarazione per sostenere che il folle viaggio fu intrapreso in piena consapevolezza.Che Dante concluda in maniera romanzata (alla Moby Dick, per intenderci), senza proferire parola alcuna di commento, e soprattutto senza fare alcun cenno ai delitti e alle nefandezze ben più gravi di cui si macchiò Ulisse, è indicativo del fatto che tra lui e Omero s'era insinuata una sorta di "attrazione fatale", ereditata dagli intellettuali greci e latini e che verrà tramandata a tutti gli intellettuali successivi, sino alla stroncatura senza soluzione di continuità del Pascoli.Ulisse è l'unico personaggio importante della Commedia che non appartenga alla storia contemporanea di Dante, facendo parte del mito: la sua funzione è dunque soprattutto simbolica, e corrisponde narrativamente, con coerenza stilistica e retorica, alla metafora del mare, con le sue acque invitanti e infide, che non solo in Dante ma in tutta la tradizione culturale del Medioevo, rappresenta la conoscenza, il sapere e la ricchezza: attraversarlo o comunque tentare di solcarlo è quindi un tentativo coraggioso di superare i limiti delle conoscenze precedenti e delle precedenti civiltà agricolo-pastorali.E' un'impresa che, nell'immaginario medievale, può essere facilitata dall’approvazione divina, come nel caso appunto di Dante, che apprende i segreti delle cose attraverso il viaggio nell’aldilà; oppure, come nel caso di Ulisse, condannata in partenza al fallimento, proprio perché si pone come sfida alla virtù divina.Ulisse è una specie di specchio negativo di Dante. Dal punto di vista della conoscenza, entrambi sono degli eroi, degli scopritori. Tuttavia Dante è, per così dire, un esploratore approvato da dio, mentre Ulisse è un ribelle, un temerario che osa imporre la propria volontà agli dèi.

La presunzione umana rappresenta un inconcepibile sovvertimento dell'ordine dell'universo, e come tale è una forma di "follia". Infatti, l'aggettivo folle, come segnale preciso di questa volontà assurda per chi è sostenuto dalla fede e dalla grazia, compare al v. 125, a definire la natura insana dell'impresa di Ulisse. L'autore, dunque, sente vicina alla propria l'esperienza di Ulisse (che può rappresentare quella dei filosofi laici che - come lo stesso Dante giovane - si lasciarono tentare da una conoscenza che fosse dei tutto indipendente dal valore della fede religiosa). Ma Dante credette di salvarsi in tempo dal fallimento, tornando alla fede. In questo senso, il personaggio di Ulisse lo rispecchia, ma solo per gli aspetti negativi che lo segnarono in passato e che al tempo in cui scrive la Commedia egli ha ormai superato. Da un lato quindi Dante deve condannare, formalmente, l'eroe greco per empietà e irresponsabilità, dall'altro però, nascostamente, non può fare a meno di elogiarlo, per aver saputo di molto anticipare i tempi, al punto che dedica al racconto del tragico naufragio ben 37 versi su 142.ConclusioneIl finale della cantica non sembra affatto un epilogo conseguente alla condanna politica e morale riportata in precedenza; anzi sembra un chiaro invito a riprendere la rotta indicata da Ulisse. Sono talmente tante le indicazioni astronomiche e marittime, che Dante non fa che plaudire, indirettamente, al coraggio del piccolo Portogallo, il quale arriverà presto a scoprire che la direzione del vento dominante cambiava con la latitudine e con la stagione, e a inventare gli strumenti utili alla navigazione una volta attraversato l'equatore, che rendeva appunto vana la stella Polare.

Proprio ai tempi di Dante, infatti, i marinai portoghesi avevano cominciato a fare la stessa cosa di Ulisse, al punto che col principe Enrico il Navigatore (1394-1460) si ufficializzò definitivamente, dietro il solito pretesto di una crociata anti-islamica, il diritto alla conquista dei territori cosiddetti "ignoti" e l'esigenza di trovare tutti i mezzi e modi possibili per aggirare l'impero islamico e raggiungere l'Oriente.Mercanti genovesi e fiorentini, dopo l'espulsione delle forze islamiche dal Portogallo meridionale, seppero qui creare nuovi mercati così fiorenti che tutti i porti lusitani divennero importanti stazioni commerciali sulle rotte dell'Atlantico settentrionale, specie nel rapporti con Fiandre e Inghilterra.Al tempo di Dante Lisbona era uno dei maggiori porti europei. Ai mercanti italiani ovviamente seguirono ben presto i banchieri, finché nella zona sud si costituirono vere e proprie colonie italiane, che per la loro abilità finanziaria fruivano d'immunità fiscali e giurisdizionali da parte dei sovrani lusitani.Tali comunità non fecero che avvalersi delle cognizioni nautiche degli islamici e trasferire nell'Atlantico meridionale quelle esperienze, tecniche, abilità di cui avevano dato prova sul versante settentrionale.Nel XIII secolo l'Africa era già oggetto di conquista e non solo di commerci.
Si volevano insediare scali commerciali sulle coste di Tunisia, Algeria e Marocco, dove era possibile trovare anche oro, spezie e schiavi.Si sa con certezza che pescatori portoghesi erano approdati alle Azzorre verso la metà del 1300.L'approdo alla montagna del Purgatorio, che per l'Ulisse ateo ed egocentrico fu tragico epilogo e per il Dante credente e tradizionalista ulteriore tappa verso l'empireo, fu in realtà la premessa per una storia molto più prosaica e crudele, in quanto le imprese marinaresche dei portoghesi e poi degli spagnoli, pur condotte sotto la "protezione divina", finirono con lo sconvolgere l'intero pianeta, aprendo la strada alla nascita del colonialismo e del capitalismo.Non a caso l'inglese Alfred Tennyson (1809-1892) ebbe tutt'altra interpretazione dell'ultimo viaggio di Ulisse.

Il suo Ulisse torna sì a Itaca, ma per ripartirne subito dopo. Infatti né il ritrovato focolare domestico, né la riconquistata funzione di sovrano offrono vere soddisfazioni; anzi, la stessa Itaca, oggetto della nostalgia dell'Ulisse omerico, è divenuta per l'eroe di Tennyson isola inospitale ("sterili rocce"). Non può appagarsi di una vita tranquilla, scandita da ritmi sempre uguali, chi ha vissuto l'avventura della scoperta.Ulisse, benché anziano, vuole riprendere a navigare e, ritrovati alcuni compagni di viaggio, prospetta loro nuove avventure, nonché la possibilità della morte per mare ("forse è destino che i gorghi del mare ci affondino"); ma l'infrazione del limite, che in Dante portava necessariamente alla punizione, non è vista da Tennyson come eccesso di ardimento.Anzi, egli insiste sulla tempra eroica di Ulisse, elogiando la sua volontà di "lottare e cercare e trovare né cedere mai".
Laddove Dante non poteva concepire l'esito dell'ultima avventura di Ulisse se non in termini di distruzione e di annientamento, Tennyson - che vive nella moderna epoca borghese, in una nazione le cui flotte solcano i mari, impegnata in un progetto di espansione che esige le doti di determinazione e tenacia - fa del suo eroe l'emblema dello spirito pionieristico, della scoperta arrischiata, non solo giustificabile, ma più che lecita, anzi esemplare.W B. Stanford, commentando l'immagine di Ulisse fornita dai versi di Tennyson, scrisse: "Un moderno Ulisse è nato, un santo patrono pagano per una nuova età di ottimismo scientifico e di espansione coloniale".(1) Jorge Luis Borges, in Nove saggi danteschi, Adelphi, afferma che certamente Ulisse ha intrapreso un viaggio folle, impossibile, ma l’angoscia, la partecipazione palese di Dante sono quasi troppo profonde e intime. Dante non è l’anti-Ulisse, poiché fa un viaggio non meno “folle” di quello dell'eroe greco, che però egli vuol far risultare autorizzato da dio. Per Borges, Dante è un Ulisse cristianizzato: il folle volo del poeta toscano è la scrittura del libro stesso. Dante era un teologo che in nome di dio si arrogava il diritto di decidere il bene e il male per l'eternità. In tal senso Ulisse, essendo precristiano, non può essere condannato per il proprio ateismo, ma solo per delle colpe morali universali.Già Lotman (Ulisse e l'originale doppio di Dante), alla domanda sul perché Ulisse il navigatore blasfemo fosse stato messo nel girone dei consiglieri fraudolenti e non invece in quello di coloro che si sono ribellati a dio, rispondeva che la colpa più grave di Ulisse era stata, secondo Dante, quella di aver barato con i "segni" (p.es. il cavallo di Troia), ed era stato punito per la sua audacia di navigatore da una natura che, pur essendo responsabile della sua morte, non poteva agire come vendicatrice di dio, almeno non più dopo Dante. (Il viaggio di Ulisse nella Divina Commedia di Dante, Testo e contesto. Semiotica dell'arte e della cultura, Bari, Laterza, 1980). (torna su)(2) Perché stupirsi di questo rapporto tra Dante e i marinai portoghesi visto che nella XVII cantica egli ha addirittura anticipato Galilei?Ella sen va notando lenta lenta; / rota e discende, ma non me n'accorgo / se non che al viso e di sotto mi venta. (Inferno, canto XVII).In questa terzina c'è l'esatta descrizione del principio elaborato da Galileo Galilei (1632) della cosiddetta invarianza galileiana, lo stesso che poi è alla base della teoria della relatività. Si tratta della sensazione che prova un viaggiatore seduto su un treno che non riesce a capire se il treno è effettivamente in movimento. (torna su)canto XXVI - La bolgia dei consiglieri di frodePASCOLI E ULISSEDemitizzare gli eroi e i loro cantori L'interpretazione che Giovanni Pascoli dà delle vicende di Ulisse, e in particolare quella dell'incontro col pastore nell'isola di Polifemo, rappresenta un unicum in tutta la storia della letteratura italiana.Un unicum che, forse a motivo della sua originale controtendenza, è stato, si potrebbe quasi dire, pervicacemente taciuto dalla critica letteraria nazionale, tenuto nascosto nei cassetti delle cose che non si possono dire o raccontare, pena il rischio di trovarsi in scomode posizioni, difficilmente giustificabili al cospetto della cosiddetta "cultura dominante".

La suddetta interpretazione (che in Pascoli è esclusivamente poetica) fu in origine prodotta in vari poemi, pubblicati su riviste prestigiose, poi raccolti in un'unica edizione, dal titolo Poemi conviviali, che i critici, se si escludono il grande Gianfranco Contini e Maurizio Perugi, uno dei suoi discepoli, han sempre considerato, a torto, come produzione minore del poeta.In realtà i Poemi conviviali sono uno dei libri più intensi del Pascoli, chiudendo essi definitivamente il filone romantico che aveva attraversato tutto l'Ottocento, e ponendo le basi, modernissime, di una poesia realistica, scevra da qualsivoglia mitologia, lontanissima da illusioni e retoriche d'ogni forma.E' stato detto, in tal senso, che i suddetti Poemi pensano la stessa "classicità" come una "mostruosa, cultuale allucinazione" (cfr la prefazione di A. Colasanti, in Pascoli, Tutte le poesie, Newton, Roma 2003, p. 517, edizione cui qui si fa riferimento).Ciò che ora si vuole commentare sono soltanto i canti XVIII (L'isola delle capre), XIX (Il Ciclope), XX (La gloria) e i primi passi del XXI (Le Sirene) del poema in XXIV canti, L'ultimo viaggio, in cui il poeta s'immagina, combinando - come lui stesso dice - Omero, Dante e Tennyson, che Ulisse sarebbe partito, già vecchio, per l'ultimo viaggio, ripercorrendo i luoghi visitati di un tempo.Un viaggio, questo, che l'indovino Tiresia chiese all'eroe greco di fare per placare definitivamente la collera di Poseidone, il cui figlio Polifemo era stato da lui accecato.Tiresia era stato abbastanza eloquente nell'Ade, dove incontrò Ulisse profetizzandogli che, dopo aver sterminato i Proci, sarebbe dovuto nuovamente partire per mare, verso una terra così lontana che gli abitanti non conoscevano neppure la funzione del remo, tanto che lo scambiavano per un attrezzo agricolo."Quando un altro viandante - dice Tiresia - , incontrandoti, dirà che tu hai un ventilabro [che è lo strumento con cui i contadini ventilavano sull'aia il grano, per separarlo dalla pula, trasportata via dal vento], allora, confitto a terra il maneggevole remo e offerti bei sacrifici a Posidone signore... torna a casa... Per te la morte verrà fuori dal mare..."(Odissea, XI).Il che in sostanza voleva dire che il mercante-militare Ulisse avrebbe dovuto riconciliarsi con la civiltà pacifica del mondo contadino, e poi morire in pace con la propria coscienza.Ma qui viene il punto.

Se tutta la vicenda dell'Odissea è nata dall'accecamento di Polifemo, mostruoso rappresentante del mondo agreste-pastorale, perché mai Ulisse avrebbe dovuto sentirsi in colpa? Perché mai avrebbe dovuto temere la collera di Posidone, visto che nel racconto di Omero è detto esplicitamente che, a ragione, l'astuzia trionfò sulla forza, la legge sull'istinto e la religione sull'ateismo?In realtà l'Odissea non avrebbe potuto raccontare quest'ultimo viaggio senza rischiare di scuotere dall'interno la propria struttura architettonica, basata appunto sulla superiorità oggettiva della civiltà schiavile rispetto a quella rurale del mondo primitivo.La riconciliazione di Ulisse è prospettata da Tiresia come un'esigenza personale dell'eroe, cui egli dovrebbe attenersi per vivere in serenità almeno la propria vecchiaia, quando non avrà più la forza per esercitare il dominio e la ragione non avrà più motivo di agire con frode e inganno.In tal senso, seppur solo soggettivamente, l'Odissea rappresenta un superamento dell'Iliade, proprio perché comincia a intravedersi la consapevolezza, in almeno uno dei grandi eroi militari, dei guasti provocati da una civiltà antagonistica.Ed è qui che entra in scena il Pascoli, poeta proveniente proprio dal mondo contadino.Pascoli non ha pietà dell'Ulisse omerico e ne ridimensiona alquanto le velleità leggendarie: da eroe mitico lo trasforma in un disadattato sociale, in un poveruomo senza identità.Quando Odisseo rivede la terra dei Ciclopi "gli sovvenne il vanto / ch'ei riportò con la sua forza e il senno, / del mangiatore d'uomini gigante"(XVIII, 10-12). E si rivolge, con la mente, all'aedo Femio (cantore della reggia di Itaca, qui già morto), per dirgli che, nel passato, aveva vissuto in quest'isola un momento di "gloria" (più avanti si cruccerà di non riavere Femio nella stessa grotta di Polifemo, a cantare per l'ennesima volta la sua gloriosa impresa).Al vedere quell'isola pare gli sia tornata la voglia di fare spacconate, bravate da pirata intellettuale, avido di rapine e di sberleffi ai danni degli ingenui.

Proprio come allora dice ai suoi compagni: "le voglio prendere al pastore, / pecore e capre; ch'è, così, ben meglio"(XVIII, 25 s.).E si vanta di due cose: d'aver accecato il ciclope e di non aver subito alcuna conseguenza dalla maledizione che Polifemo gli lanciò, di perdere in mare i suoi compagni e di non ritornare ad Itaca. "Or sappia che ho compagni e che ritorno / sopra nave ben mia dal mio ritorno"(XVIII, 32 s.).Ulisse vorrebbe comportarsi come allora: attraccare per rapinare il pastore. Raccomanda i compagni di nascondere la nave, temendo che quello possa colpirla con un masso, come cercò di fare l'ultima volta. E di restarvi di guardia, mentre lui solo, con "Iro il pitocco", sarebbe andato a far visita al "mostro" (si noti l'astuzia di portare con sé questa volta, temendo il peggio, un personaggio del tutto spregevole e insignificante. Iro fu un mendicante di Itaca ucciso dallo stesso Ulisse, perché portava a Penelope i messaggi dei Proci; qui il Pascoli ne fa il ritratto di un ladro affamato e senza scrupoli).La descrizione della grotta è troppo realisticamente bella per non essere riportata per esteso: "E i due meravigliando / vedean graticci pieni di formaggi, / e gremiti d'agnelli e di capretti / gli stabbi, e separati erano, ognuni / né loro, i primaticci, i mezzanelli / e i serotini"(XIX, 18-23).Improvvisamente appare una figura del tutto assente nel poema omerico: una donna, la moglie del pastore, in atto di allattare il figlio più piccolo.Lei si mostra subito molto ospitale, ma Ulisse, schiavo dei pregiudizi, compie la prima gaffe e le chiede: "dunque l'uomo [riferendosi a Polifemo] a venerare apprese / gli dei beati, ed ora sa la legge, / benché tuttora abiti le spelonche, / come i suoi pari, per lo scabro monte?"(XIX, 33-36).E quella, gentile ma non ingenua: legge, religione, di che parli? "Ognuno alla sua casa è legge, / e della moglie e de' suoi nati è re. / Ma noi non deprediamo altri: ben altri, / ch'errano in vano su le nere navi, / come ladroni, a noi pecore o capre / hanno predate. Altrui portando il male / rischiano essi la vita. Ma voi siete vecchi, e cercate un dono qui, non prede"(XIX, 38-45).Si noti come l'accenno alla "legge" e alla "religione" abbia fatto scattare nella mente della donna (qui la stessa del Pascoli) l'equazione "civiltà=ingiustizia". Ingiustizia che si maschera col diritto formale e con il culto ossequioso degli dèi: la civiltà di pochi truffatori che vorrebbero campare a spese di molti onesti lavoratori.Ma Pascoli è anche fine psicologo, poiché scrive che Ulisse, al sentire quelle parole, "verso Iro... ammiccò: poi disse: - Ospite donna, ben di lui conosco / quale sia l'ospitale ultimo dono -"(XIX, 46-48).

Ulisse saccente, che presume di sapere... Ulisse ironico, che "ammicca", che sa come raggirare i gonzi e quindi anche quella povera contadina e pastorella.Ad un certo punto, e siamo alla fine del canto XIX, il pastore torna finalmente dalla campagna, e mentre "Iro in fondo s'appiattò tremando (XIX, 57), la moglie invece "gli venne incontro, e lo seguiano i figli / molti, e le molte pecore e le capre..."(XX, 2 s.).In mezzo a tutti quei belati, alte grida, fischi, gemiti (XX, 6 s.), "l'uomo vide il vecchio eroe che in cuore / meravigliava ch'egli fosse un uomo"(XX, 9 s.).Il "vecchio eroe", il "superuomo", che non sapeva riconoscere l'uomo comune, normale, naturale, che ora, generoso, lo invita a mangiare...Ma Ulisse insiste; era venuto per rubare e se ora non è proprio il caso, che almeno gli sia dato modo di vantarsi della sua prodezza sul ciclope. "Io sapea d'un enorme uomo gigante / che vivea tra infinite greggie bianche, / selvaggiamente, qui su i monti, solo / come un gran picco; con un occhio tondo..."(XX, 17-20).Il pastore lo ascolta come se parlasse di cose insensate ed è costretto a ridimensionarlo: "Venni di dentro terra, io, da molti anni; / e nulla seppi d'uomini giganti"(XX, 22 s.).Ulisse insiste nella descrizione dell'occhio e, in particolare, sul fatto che Polifemo era un uomo così grande da poter scagliare delle pietre in mare, dall'alto di una montagna.Ma il pastore non ha voglia d'ascoltare favole e, rivolgendosi alla moglie, le chiede di fargli mente locale: "Non forse è questo che dicea tuo padre? / Che un savio c'era, uomo assai buono e grande / per qui, Telemo Eurymide [un profeta che viveva tra i ciclopi], che vecchio / dicea che in mare piovea pietre, un tempo, / sì, da quel monte, che tra gli altri monti / era più grande; e che s'udian rimbombi / nell'alta notte, e che appariva un occhio / nella sua cima, un tondo occhio di fuoco..."(XX, 34-41).Dunque un semplice vulcano in eruzione. Di che parla Ulisse? Vaneggia come un mitomane? O forse si son rivoltate le parti ed è il pastore che lo prende in giro?Ulisse però non demorde e di nuovo domanda: "E l'occhio a lui chi trivellò notturno?"(XX, 43). "Ed il pastore ad Odisseo rispose: / Al monte? l'occhio? trivellò? Nessuno. / Ma nulla io vidi, e niente udii. Per nave / ci vien talvolta, e non altronde, il male"(XX, 45-47).

Quindi se accecamento ci fu, nessuno più lo ricorda. In tutta semplicità il pastore ha smontato non solo la mitologia classica, ma anche le fantasticherie intellettuali e politiche di quanti con l'inganno vorrebbero dominare il mondo.Ci piace immaginare che il pastore sia stato talmente furbo da usare la parola "nessuno" nello stesso identico modo in cui la usò Ulisse per ingannare Polifemo. Se "Nessuno" ha fatto qualcosa, perché "Qualcuno" dovrebbe ricordarlo?Ma non vogliamo forzare i testi: qui piuttosto sembra che il pastore svolga la parte di uno psicanalista che lascia parlare il proprio paziente affinché si liberi delle proprie ossessioni.Sarebbe comunque interessante immaginare, in chiave surreale, che il pastore sia lo stesso Polifemo, che Ulisse, da vecchio, rivede com'egli era sempre stato: un semplice pastore di pecore, e che solo un interesse di parte aveva voluto trasformare in un mostro orrendo. Il racconto del Pascoli è così moderno che potrebbe essere proseguito in mille modi diversi.Senza considerare ch'esso si conclude addirittura in maniera comica, allorché, concluso il dialogo tra i due, "dal fondo Iro avanzò, che disse: / - Tu non hai che fanciulli per aiuto. / Prendi me, ben sì vecchio, ma nessuno / veloce ha il piede più di me, se debbo / cercar l'agnello o rintracciare il becco. / Per chi non ebbe un tetto mai, pastore, / quest'antro è buono. Io ti sarò garzone"(XX, 48-54).Non ci è dato sapere dal Pascoli che fine fece questa curiosa richiesta, ma se questi sono i valori della civiltà mercantile, se questa è la dignità di chi segue le leggi e i culti religiosi, è facile immaginarselo.Nei primi versi del canto XXI la mesta partenza di Ulisse dall'isola dei Ciclopi. Le presunte verità dell'eroe sono state duramente mortificate, ed egli ora è solo, chiuso nella sua tristezza. "E il cuore intanto ad Odisseo vegliardo / squittiva dentro, come cane in sogno: / Il mio sogno non era altro che sogno; / e vento e fumo. Ma sol buono è il vero"(XXI, 13-16).Omero aveva mentito, ma il cantore Femio gli aveva fatto da eco tante di quelle volte che persino l'attore principale di questa epopea s'era convinto che la finzione fosse realtà, come un attore hollywoodiano che s'immedesima talmente nella parte da non sapere più chi è.

http://www.homolaicus.com/storia/antica/grecia/ulisse/introduzione.htm

 

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of woquini (10/11/2006 - 15:22) The myth of Prometheus has always fascinated me and at the same time, raised a number of thoughts and doubts, so much so that ...
Nibiru and the Anunnaki
Zecharia Sitchin is the author of several books on archeology and ancient astronaut. He acquired a deep knowledge of the 'jew modern and ancient, languages ​​...
The occult meaning of the "Three wise monkeys" hidden by 'elite
The & ldquo; Three Monkeys Sacred & rdquo; (Also referred to as the & ldquo; Three Mystic Monkeys & rdquo;) is a & rsquo; s ancient sacred icon whose original meaning is ...
Ancient Astronaut aliens mistaken for gods by our ancestors?
& Nbsp; During World War II, American troops created air bases on some remote islands of the 'Pacific Ocean. To the natives, that not ...
Control of the masses? Here's how to work the Illuminati
It often happens to those who seek information on the Internet, to meet articles, reports or documents the so-called "New World Order" or a ...
The case of Lake Vostok and other mysteries of 'Antarctica
The mysterious circular object of Lake Vostok and the vagaries of time "Time Gate" opens a new chapter on the history of the Eden ...
The 'Egyptian influence on global culture, Christianity and the Masonic symbolism
"In the centuries before the dynasties of pharaohs, when historical events were not yet handed down to posterity, there were men like smart ...
Francis is the "black pope" of the prophecy?
On the net by storm forecasts of Malachi and Nostradamus the last pope: Bergoglio is a Jesuit superior general of the order and is called its ...
The earthquake in Japan and the prophecies about 2012
MIRIAM GIANGIACOMO - The earthquake in Haiti, one in our house in L'Aquila, and now Japan. And yet the Libyan crisis using, that of Tunisia, the ...
Enuma Elish, the Babylonian creation myth
Stefano De Luca When in the high Heaven had not yet Namee down even the hard ground [Earth] had no name So begins the sacred text of ...
Obamacare: 2013 microchip under the skin for all US citizens
By Perucchietti Introduction of Dr Enrica If it is confirmed at the White House in the presidential election on November 6, Obama made it clear that ...
New World Order (NWO): its history and explanation
Far from being exhaustive, this brief chronological table 1 (ranging from 1773 to 2003) lists the most important stages of the journey forced ...
2012 - The Mayan Prophecy - The End of the World according to the 'last page of the Dresden Codex
The Mayans were obsessed with time. L 'entire territory of the Maya, with its hundreds of cities' Stone MAY BE classified as a huge ...
The myth of Europa
Who was Europe? The concept of Europe as a very beautiful woman and 'a common feature of ancient mythology. Gia 'Hesiod (770 BC ca), in the direction ...
L 'abdication of POPE / Between apocalyptic prophecies, conspiracy theories and the global crisis
Enrica Perucchietti and Gianluca Marletta. "Do not leave me alone, pray for me, that I may not flee for fear before the wolves." It is with these words -...
The Vimana and other ancient weapons of the "gods"
Vimana and mysterious weapons are mentioned in ancient chronicles Indian Sanskrit (Manusas) as the Ramayana, the Rig Veda, the Drona Parva, the Vimanika, the ...
Modern objects in ancient times - A computer in 'ancient Greece, a battery in Mesopotamia, lamps and airplanes in' Ancient Egypt
According to the Theory of & nbsp; Ancient Astronaut, in the distant past, travelers extraterrestrials have visited our ancestors influencing the natural ...
The 'old secret of the swastika and the secret history of the white race (Pt.2)
The swastika, an ancient symbol of & rsquo; Hinduism, you can find plenty in the ruins of & rsquo; Neolithic Europe. This has convinced scholars, ...
Illuminati, Nazis and the illegal state of Israel
Dean Henderson, Left Hook - Counterpsyops & nbsp; - If we want to put an end to the Israeli / Palestinian, we need to know who created Israel and perché.Nel ...
Culture legendary: The Nephilim
The name Nephilim, present in 'Old Testament (Torah) and several non-canonical books of Judaism and Christian writings primigenei, indicates: ...
The 'ancient secret of the swastika and the secret history of the white race (Pt.1)
The white race has been deliberately kept all & rsquo; dark about all & rsquo; ancestral Hindu religion that was practiced throughout the & rsquo; Europe ...
The myth of Gilgamesh
One of the few stories that Sumerian was able to come down to us is the famous poem of Gilgamesh, composed in Uruk around 4500 years ago (Pettinato ...
The 'former Bishop Gerard Bouffard said the Vatican is "the real spiritual controller" of the Illuminati and the New World Order
Former Bishop Gerard Bouffard of Guatemala said the Vatican is "the real spiritual controller" of the Illuminati and the New World Order, ...
Illuminati: The floor Masonic
The floor in black and white checkerboard, fù present in temples since the time of & rsquo; ancient Egypt. More than just a decorative element, the floor ...
What time is the end of the world? I can not lose, l 'last show ...
Many are convinced that really miss you a little at the end of the world goes crazy for some time, the Mayan prophecy on December 21, 2012 that even someone connects with ...
The mystery of the Rosicrucians. And the red rose
1. Introduction We have often talked about in this blog of the crimes of the Red Rose. Since the crimes of the monster of Florence, to go from Pantani, Fois, ...
Osiris, the first Messiah: Jesus 'represent' the second coming of Christ Egyptian?
Among the ruins of & rsquo; ancient Egypt we can find evidence of & rsquo; existence of a long-haired and bearded savior, whose us resurrect, influenced ...
The Secret Life of Marilyn Monroe, the prototype of the slave mind control (Part 1)
Marilyn Monroe is perhaps the most iconic figure in American culture and the most famous sex symbol of all time. However, behind the smile of photogenic ...
"The aliens already living among us": discovering the Chinese and extraterrestrials
In this historical period, China seems to be on the crest of 'wave with respect to the space race and the question of extraterrestrial life. In ...
The Elohim between doubts and certainties
Fabio SebastioTi praise before the Gods (Psalm 138.1), Praise the God of Gods (Psalm 136.2), God is God of gods (Deuteronomy 10:17). But GOD ...
Discovery of a large pyramid submerged in the Azores: a breakthrough in the search for Atlantis?
The search of the legendary Atlantean civilization, disappeared into the mists of time due to a global cataclysm catastrophic, could be at a turning point ....
Giants, from myth to history.
New discoveries in the world of ancient legends confirm the existence of a race of giants in the past. Bone remains and, in some cases, ...
Egyptian mummy alien found in a pyramid of Senusret II. Truth, fiction or misinformation?
The perfectly preserved body & nbsp; a mummified alien, was found buried in an ancient pyramid. A mysterious creature of the length ...
Eyes Wide Shut: The Magic of Power and the logic of desire
Since I began to study the books devoted to propaganda, my perspective changed on different aspects of everyday life; not least ...
Nibiru: legend or truth? Ison and the Planet X - Celestial Bodies abnormal approach to the Sun
The recent explosion in the atmosphere of a small asteroid of several thousand tons - which took place in the skies of Russia last February 2013 -...
The 10 most famous secret conspiracies in history
Conspiracy: just say this word to be accused of being thirsty for conspiracy plots, including the assassination of JF Kennedy, the ...

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