Papa Francesco demagogo secondo il perplesso Vittorio Messori

MessoriGli ospiti nel salotto di Bruno Vespa cambiano qualora si tratti di trasmissioni su argomenti religiosi, tranne uno, Vittorio Messori,  che è fisso un po’ come Simonetta Matone e Paolo Crepet nelle trasmissioni dedicate alle ragazzine uccise.

Viene fatto di chiedersi per quale motivo Vespa lo inviti sempre: per simpatia e per un segreto gusto sadico di fargli fare figure tapine?
La serata dell’11 giugno era dedicata a “La rivoluzione di papa Francesco”, e si parlava delle frasi “rivoluzionarie” pronunciate dal Papa: “San Pietro non aveva il conto in banca”;  “Una Chiesa ricca è una Chiesa senza vita”.

Il buon Vittorio, dopo aver precisato più volte che forse stava sbagliando, che parlava con molta esitazione, con il massimo rispetto verso il papa che stimava tanto, se n’è uscito con questo commento: “So che c’è un discrimine difficile e pericoloso tra un discorso edificante e la demagogia... per esempio lo slogan... il Papa che avrebbe detto: San Pietro non aveva il conto in banca”. Qui Bruno Vespa lo interrompeva, facendogli notare che quel verbo al condizionale era sbagliato. Lui ammetteva col tono di chi ti fa una concessione, e continuava: “Però Gesù e la sua comitiva avevano un tesoriere... dice Luca che Gesù era seguito da ricche donne che sovvenivano ai suoi bisogni... Gesù quindi aveva delle sponsor... c’era un amministratore... certamente san Pietro non aveva il conto in banca, però attingeva anche lui alla cassa comune”.

A quel punto lo sguardo del colto sacerdote che gli sedeva accanto, il direttore di Civiltà Cattolica, assumeva un’espressione tra il sofferente e l’assente, come fosse perso in ben altri pensieri.  Gli altri ospiti se lo guardavano stupiti e divertiti ad un tempo.  E lui, l’esitante, ha concluso: “Qualche volta sono un po’ perplesso proprio perché non vorrei che si scivolasse nella demagogia”. Un papa demagogo, secondo il perplesso. Ma lo sproposito più grande arrivava più tardi: “Quello che mi rassicura in qualche modo, è proprio il suo essere gesuita... grazie alla virtù della prudenza, io credo che saprà fermarsi in tempo”. Al che, Massimo Franco, sempre più divertito: “E’ un avvertimento al Papa?”.

Ma certo, caro Massimo Franco, papa Francesco è su una brutta china, speriamo si fermi in tempo, prima che la Chiesa diventi come quell’altro Gesù, quello che mandò Pietro a cercare uno statere nel pesce, poiché non avevano denaro in tasca, come quello che non aveva dove reclinare il capo. Ma quando il Papa parla di una Chiesa povera non alluderà per caso semplicemente ad una Chiesa priva del superfluo?

Renato Pierri


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