Francesca Chaouqui, una bomba sexy che imbarazza il Vaticano

ChaoquiHa scritto tweet al veleno contro Ratzinger e Bertone. Ha diffuso documenti riservati. Come ha fatto un personaggio così ambiguo a essere nominato da Bergoglio in una delicatissima commissione papale?
di Fabio Marchese Ragona -

Una «bomba» in Vaticano. Anzi, una «bomba sexy» d’Oltretevere dice qualcuno, commentando i suoi nudi artistici pubblicati sul web.

In realtà in queste ore non si fa altro che parlare invece di «bomba a orologeria», perché Francesca Immacolata Chaouqui non è una persona qualsiasi, ma uno dei sette membri laici dell’ irreprensibile commissione papale, istituita il 18 luglio scorso da Jorge Mario Bergoglio, che dovrà riferire al Papa sui dicasteri economici della Santa Sede.

La 31enne di San Sosti (Cosenza) da alcuni giorni è nel ciclone per alcuni suoi tweet al veleno su Benedetto XVI («È affetto da leucemia»), sul cardinale Tarcisio Bertone («Corrotto») e sull’ex ministro Giulio Tremonti («Gli hanno chiuso il conto allo Ior perché è gay»), che per questo l’ha querelata: i cinguettii che la donna, solo ufficialmente, non riconosce come suoi sono stati pubblicati su Twitter tra il 2012 e il 2013, per poi essere subito rimossi dall’autrice dopo l’esplosione dello scandalo su giornali e tv. L’ultimo scandalo riguarda alcuni scatti considerati «poco consoni al suo incarico», anche questi misteriosamente scomparsi da Youtube soltanto dopo la pubblicazione su alcuni tabloid stranieri.

In realtà la vita di Francesca è tutta un grande mistero: di lei si conoscono solo le foto ufficiali in posa circolate su internet subito dopo la sua nomina vaticana. Ma chi vede Chaouqui tutti i giorni in ufficio sa bene che le cose sono ben diverse: è una ragazza minuta, che veste sempre in jeans e scarpe sportive, quasi mai truccata, non porta gioielli, solo nelle grandi occasioni sfoggia tailleur neri e scarpe coi tacchi. Nonostante una laurea in giurisprudenza, la passione di Francesca Chaouqui è per le pubbliche relazioni: così è entrata in contatto con personaggi più o meno noti dell’alta finanza, del giornalismo, della nobiltà romana, fino ad arrivare al Vaticano.

Amante dei gialli e dei grandi misteri irrisolti, la donna avrebbe detto agli amici più stretti di avere grandi contatti nei servizi segreti e nella massoneria. Forse anche per questo di lei si è scritto che abbia avuto un rapporto di amicizia con Giulio Andreotti, che faccia parte dell’Opus Dei, che fosse lei uno dei corvi che facevano uscire documenti dal Vaticano. Ma la vita di Francesca è tutt’altra cosa: il suo motto è sempre stato «il pettegolezzo unisce», e pare che alla fine le abbia portato fortuna. La sua ascesa verso il Palazzo apostolico comincia nel 2012, anno nero del Vatileaks, che per la «commissaria papale» può essere considerato l’anno della svolta. Nel bel mezzo dello scandalo sulla fuga di documenti riservati dal Vaticano Chaouqui (che nel suo curriculum scrive di aver collaborato con la prefettura della Casa pontificia) diventa un’importante fonte di notizie di vari giornalisti.

C’è chi assicura di un’amicizia con un redattore di Dagospia, al quale la donna racconta quotidianamente gossip e veleni vaticani, e quella, da lei stessa confermata, con i vaticanisti della Repubblica, al quale la trentunenne avrebbe fornito notizie sulla Santa Sede, poi smentite pubblicamente dal portavoce vaticano padre Federico Lombardi. Francesca s’immedesima nelle storie d’Oltretevere e ai vari giornalisti avrebbe raccontato dell’esistenza di un «corvo donna», di un hacker scomparso dal Vaticano o di una commissione di «agenti segreti» istituita da Benedetto XVI con a capo «una coordinatrice, la vera stratega di Ratzinger», incaricata di scovare i corvi. Ma le sue storie, veleni a parte, non fanno paura. Ciò che ha creato più imbarazzo in Vaticano è la conoscenza di Francesca con il giornalista Gianluigi Nuzzi, autore del libro Sua Santità, contenente i documenti rubati da Paolo Gabriele al Papa.

La giovane conosce Nuzzi dopo l’uscita del volume e inizia a pubblicare su Twitter elogi nei confronti del cronista, dicendosi «fiera» per il suo libro. Elogi pubblici che Chaouqui dedica anche all’ex presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi; frasi rivolte all’economista (che ha buoni rapporti con l’Opus Dei) che hanno attirato l’interesse di non poche persone.
Da tempo, infatti, la donna (che sta seguendo un percorso formativo nella sua parrocchia intitolata a san Josemaría Escrivá, il fondatore dell’Opus Dei) twittava citazioni del santo spagnolo, invitando amici e conoscenti alla lettura del Cammino (opera del sacerdote). A Roma invece frequenta gli ambienti legati all’Opera, partecipando a convegni e seminari organizzati dalla Fondazione Rui, che riunisce i collegi universitari gestiti dalla prelatura spagnola.

La trentunenne calabrese non è un membro dell’ Opus Dei («Non ci sarebbe niente di male» dicono i vertici), ma è vicina al pensiero del suo fondatore, tanto da avere chiesto l’anno scorso, a un caro amico, di poter conoscere un esponente di spicco della prelatura per ricevere informazioni sui corsi di formazione.

Vicino all’Opus Dei è anche il suo sponsor e confessore che l’ha aiutata a far parte della commissione papale presentandola in Vaticano. Si tratta di un monsignore spagnolo con un incarico Oltretevere e membro della Sociedad sacerdotal de la Santa Cruz, fratellanza che riunisce i sacerdoti diocesani legati alla prelatura fondata da Escrivá. «Conosco Francesca meglio dei miei collaboratori» svela il prelato (a patto che non si pubblichi il suo nome) «quelli nei suoi confronti sono attacchi pilotati da dentro il Vaticano. Non capiscono che dobbiamo ringraziare lei se Nuzzi non ha pubblicato tutto il materiale che aveva a disposizione». «Tutto falso» replica il giornalista, annunciando per il 2014 l’uscita di un nuovo volume «degno successore di Sua Santità». Amicizie e conoscenze Francesca Chaouqui inizia a coltivarle dal maggio 2010, quando comincia a lavorare nell’ufficio relazioni esterne della sede romana dello studio legale Orrick.

Dal suo ufficio Chaouqui, organizza eventi e contatta personaggi importanti cercando di coinvolgerli in varie operazioni: conosce per esempio il blogger Mario Adinolfi, che viene interpellato dalla giovane «commissaria» nel 2012 per alcune riunioni riguardanti il quotidiano Pubblico. La donna entra in contatto anche con l’entourage di Enrico Letta, tramite il centro studi «veDrò»: con lo studio legale e con il gruppo dell’attuale premier, la pr organizza eventi, uno degli ultimi il 24 luglio 2012, al quale la trentunenne tenta invano di invitare il finanziere Alessandro Proto. Nonostante ciò, la donna, nel settembre 2012, riesce a ottenere un incontro con l’uomo d’affari, arrestato poi il 14 febbraio 2013 per manipolazione del mercato e oggi agli arresti domiciliari. Chaouqui propone a Proto l’acquisizione del quotidiano di Luca Telese e altre operazioni finanziarie.

«In quel periodo» racconta Proto «Francesca, forse per allettarmi, diceva di pilotare articoli a mio favore su vari siti italiani di gossip, ma dopo il mio arresto iniziarono a uscire, sempre su quei siti, articoli contro di me». «Francesca» continua l’immobiliarista «mi parlava spesso di Vaticano e dei suoi contatti all’interno delle sacre stanze (citandomi monsignori o cardinali), però io non davo mai importanza alla cosa». Un pallino, quello del Vaticano, che Francesca ha potuto coltivare nel tempo grazie a un’altra amicizia molto influente.

Tra il 2008 e il 2009 Chaouqui conosce Marisa Pinto Olori del Poggio, ambasciatrice a disposizione di San Marino, membro dell’esclusivo club Diplomatia (fondato dal finanziere Stefano Balsamo della Jp Morgan) e presidente dell’associazione Messaggeri della pace, una onlus fondata in Spagna da padre Angel García. Chaouqui entra in contatto con la contessa grazie a una collaboratrice della donna, riuscendo così negli anni a partecipare ai ricevimenti di Diplomatia anche all’interno del Vaticano, dove può mettere in pratica le sue doti di pr con porporati ed ecclesiastici. Incontri importanti con le gerarchie vaticane (oltre alle sue visite private Oltretevere) avvengono anche il 24 maggio 2013, quando all’ambasciata di Spagna presso la Santa Sede si tiene un concerto di beneficenza per sostenere l’associazione di cui la contessa è presidente.

L’evento è finanziato da Banca Sistema ed Ernst & Young (studio di revisione contabile dove Chaouqui lavora dal marzo 2013) e in questa occasione la donna fa amicizia con altri ecclesiastici del Vaticano, soprattutto provenienti dalla Spagna. È qui che rivede il suo amico sacerdote spagnolo che da lì a poco l’avrebbe aiutata a entrare nella commissione papale, ignaro forse di tutti quei veleni vaticani. Dopotutto la pr calabrese anche con i suoi tweet contro il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone (porporato di cui, oggi, lei si dice «fedele fino alla morte»)aveva esaltato la stagione del Vatileaks, una fuga di documenti riservati della Santa Sede che sembra aver particolarmente colpito la donna.

Il 18 luglio, giorno della sua nomina pontificia, Chaouqui trasmette ai suoi capi della Ernst & Young materiale riservatoo inviatole dal segretario della commissione, il monsignore spagnolo vicino all’Opus Dei Lucio Vallejo Balda. Nei file, oltre ai numeri di cellulare e agli indirizzi email di ogni membro, è contenuto il regolamento della commissione, in cui si legge: «A uso interno della Pontificia commissione referente, non per pubblicazione e non per distribuzione fuori della commissione». Un primo mini Vatileaks targato Chaouqui.  

 

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