Nefilim: Angeli o alieni?

Nefilim o angeli“Sono convinto che gli esseri extraterrestri che stanno osservando la Terra
ci abbiano visitato per millenni in quelli che oggi chiamiamo dischi volanti”
(prof. Hermann Oberth, pioniere dell’astronautica)
Alieni, emissari di Dio, entità soprannaturali: davvero molte e ben differenti sono le interpretazioni che sono state date, attraverso le varie epoche, alle singolari figure dei Nefilim, di cui, in realtà, si sa ben poco…
Quando si parla di angeli, le ipotesi possibili sono molte.
Per esempio, alquanto diffusa, specie nei tempi recenti e su internet, è la tesi secondo cui gli “angeli” in realtà non sarebbero altro che visitatori venuti da altri mondi. I nostri progenitori dei tempi della Bibbia, in altre parole, ignari dell’esistenza di astronavi, dischi volanti ed altre diavolerie del genere, si sarebbero limitati a classificare semplicisticamente i viaggiatori come “esseri soprannaturali” o “divinità”.

 E, del resto, il mestiere degli angeli, quelli nella tradizione religiosa, consiste proprio nel fare la spola ( come gli spaziali che, secondo gli ufologi, portarono agli abitanti primitivi del nostro pianeta le prime, rudimentali conoscenze) tra la Terra e il Cielo per diffondere i messaggi divini. La loro stessa denominazione significa “messaggeri”, sia nelle lingue semitiche (ebraico e arabo), in cui si chiamano rispettivamente “Malakh” e “Malak”, sia in Sanscrito, in cui si chiamano “angiras”, da cui proviene il greco “angelos”, da cui il nostro termine “angelo”.
Gli angeli sono “nati” in Medio Oriente e fanno parte della tradizione ebraico-cristiana e di quella islamica. Si parla di loro sia nel “Vecchio Testamento”, sia soprattutto nei libri biblici “apocrifi”, cioè quelli che non sono stati inclusi nel “corpus” canonico dei testi sacri cristiani scelti dagli alti prelati; il libro “Libro di Enoch”, citato spesso nei testi di archeologia, si occupa di loro in particolare. All’inizio della loro “carriera”, gli angeli erano semplicemente servitori di Dio, e oltre che portare i suoi messaggi, si occupavano di vari compiti minori: potevano essere consiglieri, custodi, giudici, guerrieri ma anche becchini e procacciatori di matrimoni. Nel Medioevo la loro figura si nobilitò, ed essi divennero una sorta di tramite diretto tra l’uomo e la divinità. Anche il loro aspetto è profondamente mutato nel tempo: gli angeli descritti nei primi libri biblici, per esempio, non hanno le caratteristiche ali. Nel libro della “Genesi”, Giacobbe sogna una scala che raggiunge il Cielo da cui gli angeli salgono e scendono a piedi. Sempre nella “Genesi”, Abramo vede tre uomini dall’aspetto assolutamente normale che poi si rivelano come angeli. Successivamente la “razza” angelica fu suddivisa in dieci specie con differenti caratteristiche (Khayoth, ovvero animali, Ischim, ovvero umani, e così via) e ne fu tracciato un preciso e complesso organigramma. Nella “prima gerarchia”, quella più vicina a Dio, vi sono tre tipi di angeli preposti a cantare le lodi del Signore: i Troni, i Cherubini e i Serafini.

I Troni costituivano letteralmente il trono di Dio, uno straordinario sedile costituito da ruote viventi ricoperte di innumerevoli occhi (un’altra classe di angeli denominati Ophannim, ovvero, ruote). Accanto al Signore siedono invece i Kherubim (i Karibu assiri, uno dei quali era il famoso Genio della lampada di Aladino delle “Mille e una Notte”), personificazione delle pesanti nuvole che proteggono la resistenza di Dio, custodi del tempo divino e portatori della divinità; dal battito delle loro ali nasce il tuono. I Seraphim, ovvero “i brucianti” (oppure “dal morso che brucia”), erano originariamente serpi alate inviate da Dio per punire gli Ebrei; più tardi vennero rappresentati con testa e busto umano e zampa di uccello da preda o palmate.

Con l’avvento del cristianesimo, San Tommaso d’Acquino precisò ulteriormente le caratteristiche dei generi “vecchi” e “nuovi”, e alla sua descrizione si riferisce Dante nella “Divina Commedia”. Gli angeli più importanti e vicini a Dio sono Michele, il protettore, Gabriele, il Messaggero (i cui nomi furono menzionati per la prima nel libro di Daniele del “Vecchio testamento”), e Raffaele, la guida; questo trio compare anche nella tradizione islamica secondo gli angeli sono suddivisi in sette categorie dislocate in altrettanti “Cieli”. Tra parentesi, secondo l’Islam fu proprio l’angelo Gabriele a dettare a Maometto il Corano, e in questo testo Isa, cioè Gesù viene descritto come circondato da angeli.
Più tardi si stabilì che tutti gli angeli, a qualunque specie appartengano, hanno sei ali piumate come quelle degli uccelli: due per volare, due per velarsi il volto, due per nascondere il proprio sesso. Già, qual è il sesso degli angeli?

QUAL’È IL SESSO DEGLI ANGELI?

        Come esseri volanti, e quindi idealizzazione dell’antichissimo simbolo maschile dell’Aria, gli angeli dovrebbero essere figure maschili; ma, grazie alla loro vaga somiglianza con le “Sfere” (entità superiori femminili descritte da Aristotele), un concilio decretò che gli angeli sono femmine. Almeno per i capi della Chiesa di allora.
Dal canto suo il poeta John Milton, nel “Paradiso Perduto” del 1667, non si attenne alle descrizioni ufficiali (dopotutto era anglicano), e descrisse gli angeli come esseri umani non corporei, i quali mangiavano, bevevano e (strano ma vero) avevano rapporti sessuali.
Quello famoso del “Sesso degli angeli” non fu l’unico problema angelico su cui si dibatterono a lungo i filosofi, ma la tradizione ci porta alcune discussioni che, in realtà, non sono mai esistite. Uno dei principali inventori di queste “leggende urbane” fu Isaac Disraeli (1766-1848), padre del famoso statista inglese Benjamin Disraeli. Costui, per prendersi gioco dei Padri della Chiesa cattolica, sosteneva che San Tommaso d’Acquino, per altro un vero e proprio specialista in questo genere di discussioni, avesse disquisito su una serie di assurdità che riguardavano gli angeli. Si sarebbe chiesto, per esempio, se quegli angeli celesti fossero un grado di muoversi da un punto all’altro senza passare per i punti di mezzo, oppure “quanti angeli potessero danzare su una capocchia di spillo”. Questa domanda (fasulla) passa spesso tuttora come vera.

IL DIAVOLO

        Un ultima notizia riguarda un personaggio particolare, Satana.
Alcuni testi lo identificano come Samaele, l’angelo della Morte. Ma, anche se il suo mestiere è quantomeno tenebroso, il Samaele del “Vecchio Testamento” non è né cattivo né un angelo ribelle (ribellarsi a Dio era un concetto assolutamente inammissibile nella Bibbia); il Libro di Giobbe lo descrive come un obbediente servitore. La tradizione più diffusa vuole che Satana sia l’angelo caduto Lucifero (nell’originale ebraico era “Helel ben sahar”, ovvero “il risplendente figlio dell’Aurora”), citato per la prima volta in Isaia 14:12.
In realtà, secondo gli studiosi biblici moderni, l’appellativo non faceva riferimento a un angelo, ma allo sconfitto (“caduto”) re babilonese Sargon II, noto anche come Nabucodonosor. Del resto anche il termine Shaitan (“Satana”) ha un significato più terreno, cioè “nemico”, e in questo senso generico la parola viene usata nel “Vecchio Testamento” salvo in un solo caso in cui il nome è personalizzato, probabilmente per un errore del copista.

LA RIVOLTA DEGLI ANGELI

        Il famoso episodio della ribellione e della caduta degli angeli non è raccontato nei testi canonici, ma proviene da un apocrifo, e cioè da un altro libro attribuito a Enoch in cui Satana è descritto come il principe dei demoni.
In ogni caso, ai tempi del “Nuovo Testamento”, Satana è chiaramente una persona (o meglio, un essere); l’”Apocalisse” ne parla come un grande Drago; secondo San Tommaso, si trattava di un Cherubino. Fu solo nel Medioevo che tentò di retrodatare la presenza del “nemico” al “Vecchio Testamento”, dicendo che in realtà il serpente del Paradiso Terrestre (mai citato in realtà come Satana) era Satana diabolicamente travestito.

MARCO LORENZO BIZZARRI

 http://www.croponline.org/nefilim.htm

 


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